· 

DL Semplificazioni è incostituzionale

L’Italia ridotta ad un grande laboratorio a cielo aperto per una sperimentazione che non ha precedenti nella storia dell’umanità. Il Governo segue le raccomandazioni del Piano Colao e fa gli interessi dell’industria, non certo dei cittadini, rinunciando agli strumenti di tutela della salute pubblica togliendo poteri ai sindaci, dando alle multinazionali delle telecomunicazioni la possibilità di sperimentare sulla popolazione una tecnologia non sicura e pericolosa dichiarando sin d’ora, per l’innovazione digitale, di non voler rispondere di eventuali danni.

Il 5G è un trattamento sanitario e il Governo non vuol pagare i danni


Sindaci tecnoribelli: daremo battaglia contro il Decreto Semplificazioni



L’Italia ridotta ad un grande laboratorio a cielo aperto per una sperimentazione che non ha precedenti nella storia dell’umanità. Il Governo segue le raccomandazioni del Piano Colao e fa gli interessi dell’industria, non certo dei cittadini, rinunciando agli strumenti di tutela della salute pubblica togliendo poteri ai sindaci, dando alle multinazionali delle telecomunicazioni la possibilità di sperimentare sulla popolazione una tecnologia non sicura e pericolosa dichiarando sin d’ora, per l’innovazione digitale, di non voler rispondere di eventuali danni.

 

Alleanza Italiana Stop 5G invita quindi i parlamentari di ogni schieramento politico ad emendare ed in caso poi a bocciare in Aula con voto contrario il cosiddetto Decreto Legge Semplificazioni al fine di non convertire in legge di Stato una norma che, almeno per quanto riguarda la tecnologia 5G, sotto diversi profili risulta incostituzionale e discutibile sia da un punto di vista civile che penale, incidendo pesantemente sui poteri attribuiti ai Sindaci dal Testo Unico Enti Locali, violato il Principio di Precauzione sancito dall’Unione Europea.

 

La norma in questione è l’art. 38, comma 6, in cui si esclude ai comuni la “possibilità di introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia e, in ogni caso, di incidere, anche in via indiretta o mediante provvedimenti contingibili e urgenti, sui limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, sui valori di attenzione e sugli obiettivi di qualità”.

 

Carenti studi sull’impatto ambientale e sanitario delle radiofrequenze onde non ionizzante nelle nuove bande utilizzate per la tecnologia 5G, per le quali è incomprensibile come l'onere probatorio sulla nocività venga lasciato a carico dei consumatori; assenti poi ricerche sugli effetti nella sommatoria multipla di bande che verrebbero contemporaneamente irradiate (2G, 3G, 4G, 5G, Wi-Fi e Wi-Max), l’implementazione di un’infrastruttura come il 5G che ha ripercussioni sulla salute mediante l’esposizione involontaria della popolazione costituisce infatti un trattamento sanitario che l’art. 32 della Costituzione proibisce, anche perché somministrato su cittadini senza consenso informato, trasformati in vere e proprie cavie umane. Limitare quindi il potere del Sindaco, ufficiale di Governo responsabile dell’incolumità e della salute pubblica in un settore dove non vi è certezza sulla non dannosità del 5G mancando test probatori stranamente non richiesti ai gestori, è quindi una disposizione palesemente incostituzionale, poiché Il cittadino non può scegliere di sottrarsi all’irradiazione elettromagnetica e al Sindaco viene impedito di intervenire con ordinanze urgenti e contingibili, mancando per altro i preventivi pareri, invero obbligatori da parte delle pubbliche autorità che non hanno mai espressamente escluso la non nocività, la non dannosità della sperimentazione tecnologica 5G, tanto che nei giorni scorsi il Commissario per la salute e la sicurezza alimentare del Parlamento Europeo ha comunicato la revisione della valutazione sui potenziali rischi per la salute che potrebbero essere associati all'esposizione a campi elettromagnetici, proprio come l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro sta rivalutando la classificazione della cancerogenesi delle radiofrequenze onde non ionizzanti.

 

E che il Governo sia consapevole degli incombenti gravi rischi tanto da spingersi nell’ipotizzare persino i danni causati a terzi, lo si capisce dall’art. 36, dove al punto 7 del c.d. Decreto Semplificazioni, nelle Misure per l’Innovazione derivabili dai processi di trasformazione e innovazione digitale si afferma: “L’impresa richiedente è in via esclusiva responsabile dei danni cagionati a terzi in dipendenza dallo svolgimento della sperimentazione”. Lo stesso articolo, poi, chiarisce che non dovrebbero esserci deroghe in materia di salute pubblica, senza però indicare limiti ambientali della sperimentazione.

 

Svilite quindi le richieste di tutela espresse da milioni di cittadini ma recepite da 583 Comuni d’Italia che a vario titolo hanno adottato legittimi provvedimenti amministrativi in difesa della salute pubblica, richiamata spesso negli atti approvati la particolare condizione di quanti soffrono dei campi elettromagnetici nella preoccupante crescita del numero di malati della sindrome immuno-neuro-tossica dell’eletto-iper-sensibilità - riconosciuta tra le malattie rare dalla Regione Basilicata - che col 5G non troverebbero scampo dall’irradiazione ubiquitaria, denunciando la deriva incostituzionale del c.d. Decreto Legge Semplificazioni si ricorda come già nel 2003 la Corte Costituzionale dichiarò l'illegittimità costituzionale per eccesso di delega dell'intero Decreto Legislativo 198/2002, noto anche come “Decreto Salva Antenne Gasparri”, caduto anche perché prevedeva l'inopponibilità degli enti comunali all’installazione di infrastruttura tecnologica identificate come opere di prima urbanizzazione in deroga a qualsiasi strumento urbanistico.

Diego Fusaro, anche il filosofo aderisce alla manifestazione nazionale Stop 5G